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in una storia che intreccia un uomo, la sua terra
e la famiglia che ne custodisce l’eredità.
Nel 2017, il Barolo 2013 completava il suo periodo obbligatorio di maturazione e affinamento.
Tutto ciò capitava sia per il Barolo Cannubi Boschis che per il Barolo Le Vigne. Ma in vista di
quella scadenza Luciano annunciò una novità importante, ovvero la volontà di dedicare il suo
Cannubi Boschis alla giovane generazione di famiglia. Alla base di questa scelta, che non va
vista come una rinuncia alla specifica Menzione Geografica, c’erano due fattori: da un lato la
totale appartenenza di quella vigna alla storia personale di Luciano e dall’altro il legame
profondo di Luciano con quei due nipoti, Alessia e Stefano, che per lui rappresentavano la
continuità della sua famiglia con il mondo del Barolo.
Così, dall’annata 2013, il Barolo Cannubi Boschis cambiò appellativo e divenne “ALESTE”. Luciano
lo spiegò nei dettagli nel momento in cui questo cambiamento stava avvenendo: “Ho deciso così
perché solo con questa scelta credo di rendere pieno omaggio alla ricchezza e all’eleganza del
vino tratto da questo vigneto che considero “unico”. La mia famiglia è profondamente legata alla
storica collina dei Cannubi e, in particolare, a questa vigna di Cannubi Boschis, la prima che
acquistai. In questo territorio e in questa vigna siamo cresciuti e siamo orgogliosi di esserne
parte. È per noi un grande privilegio poter coltivare questo vigneto che ogni giorno vediamo con
i nostri occhi direttamente dall’azienda. Il rispetto per questo vigneto lo vogliamo far sentire
ed esprimere nel vino. Così nasce un Barolo oramai riconosciuto, nei confronti del quale ho
dedicato, vendemmia dopo vendemmia, una grandissima attenzione. Nulla di questo cambierà ed è
per questo che ho fatto una scelta coraggiosa e sensibile per il futuro: dedico il mio “vino del
cuore” ai miei nipoti Alessia e Stefano. D’ora in poi, il vino porterà i loro nomi racchiusi
nella sua denominazione. ALESTE è infatti l’unione delle parti iniziali dei loro nomi di
battesimo”.
Il resto è storia recente, passata attraverso altri momenti di attività quotidiana o di fatti
che vale la pena ricordare, come la festa dei quarant’anni dell’azienda, celebrata nel 2018
oppure il racconto di un altro progetto, nato quasi per caso ma altrettanto affascinante, che
diede vita al Barolo Vite Talin che potrete leggere in un capitolo specifico.
Gli anni Venti del Duemila erano cominciati da poco più di due giri di calendario quando
Luciano, il 5 gennaio 2023, decise che il suo cammino su queste colline da vino poteva
considerarsi concluso. Preferiva andare altrove, oltre il cielo, oltre quelle nubi che regalano,
a seconda delle stagioni, il sole o la pioggia o la neve. Sapeva che al di là di quelle nubi lo
aspettavano altre colline, altre vigne, altri progetti e altre scommesse.
La memoria sua e del suo modo di essere è rimasta qui a sottolinearci ogni giorno tutto ciò che
in vita Luciano ha saputo realizzare e a ricordare che tra questi filari, in queste cantine, tra
queste case tra il 1946 e il 2023 ha camminato e ha scoperto fin da piccolo che la vite di
Nebbiolo era la pianta che avrebbe sempre coltivato e il Barolo il vino che avrebbe sempre
amato.
L’annata 2000 proseguì con regolarità e, alla fine dei lavori in vigneto, una vendemmia “con i fiocchi” portò in cantina uve preziose e capaci di generare vini di grande soddisfazione.
L’annata 2000 proseguì con regolarità e, alla fine dei lavori in vigneto, una vendemmia “con i fiocchi” portò in cantina uve preziose e capaci di generare vini di grande soddisfazione.
Il passaggio dal 2002 al 2003 portò un cambio radicale di situazione climatica. In effetti, molti ricercatori parlavano di “cambiamento climatico” già dal decennio precedente, ma la maggioranza dei produttori se ne accorse solo quell’anno.
Nel 2004, con la presenza in azienda di maggiori spazi, inclusi anche alcuni magazzini climatizzati e, pertanto, idonei alla conservazione di bottiglie di grandi annate destinate a essere consumate negli anni successivi
Intanto, nell’ultima parte del 2004 si concludeva il percorso di organizzazione settoriale e di qualificazione del mondo vitivinicolo del Roero.
Con gli anni che passavano anche il mondo del vino piemontese continuava a organizzarsi.
Tra il 2011 e il 2014, l’Azienda Agricola Luciano Sandrone affrontò un altro importante progetto di ampliamento della struttura di cantina con la realizzazione dell’ala rivolta a sud del fabbricato aziendale
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in una storia che intreccia un uomo, la sua terra
e la famiglia che ne custodisce l’eredità.