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in una storia che intreccia un uomo, la sua terra
e la famiglia che ne custodisce l’eredità.
Questa è la sintesi che potremmo usare per caratterizzare la differenza tra il 2001 e il 2002.
Tanto il 2001 era stato meteorologicamente ineccepibile, con gli eventi atmosferici giusti al
momento giusto, tanto si rivelò complicato il successivo 2002, che manifestò un’esplicita
tendenza al freddo, incontrando evidenti difficoltà a portare nelle uve – e quindi nei vini – la
struttura e la capacità di resistere al tempo che sono le cifre caratterizzanti di un grande
Barolo.
“Anche se l’estate – ricorda Luciano – stentava a decollare e il caldo si faceva attendere, la
situazione non mi spaventava. D’altronde, un’azienda di prestigio deve sapersi cimentare anche
con le annate più difficili. Dentro di me pensavo che con la tecnica più appropriata, con la
conduzione oculata nella gestione estiva e la scrupolosa raccolta delle uve avremmo potuto
portare a compimento una produzione di qualità. I diradamenti estivi erano stati più rigorosi e
in vendemmia avremmo fatto una maggiore selezione qualitativa, ma speravamo di contare su
un’annata di buona qualità. Invece, come un fulmine a ciel sereno, a poco meno di un mese
dall’inizio della raccolta, il 5 settembre 2002, il mondo del Barolo venne interessato da un
brutto temporale con una disastrosa grandinata con l’epicentro nel paese di Barolo e, in
specifico, sulla collina dei Cannubi, dove producevamo il nostro Barolo Cannubi Boschis. Oltre
al danno la beffa: avevamo quasi concluso un’annata già di suo dispendiosa e arrivò una
grandinata così disastrosa a portarci via un raccolto che sembrava alla nostra portata”.
Luciano rimase talmente turbato da quell’evento grandinigeno così beffardo che negli anni
seguenti non seppe mai tenere nel giusto conto l’annata 2002 anche per il Barolo Le Vigne, che –
per il fatto di essere prodotto in più vigneti sparsi qua e là nella zona di origine – non aveva
subito i danni avuti dal Cannubi Boschis. L’annata era stata complicata, gli esiti qualitativi e
quantitativi erano stati magri e il danno economico si prospettava pesante per un’azienda che
aveva appena terminato la costruzione della nuova cantina. A tutto ciò si sarebbe aggiunta nei
mesi successivi la pessima valutazione del Barolo 2002 dettata dai giudizi della critica
enologica a completare un quadro problematico. In forza di tutti questi fattori negativi, negli
anni successivi Luciano non avrebbe mai voluto sentir parlare dell’annata 2002. Addirittura non
avrebbe nemmeno voluto imbottigliarla. Solo l’intervento di Luca e di altri esponenti
dell’azienda lo fecero desistere da un atteggiamento così risoluto. Perciò, almeno il Barolo Le
Vigne 2002 fu in grado di regalare le sue soddisfazioni.
In effetti, solo una parte di quel Barolo andò in bottiglia, ma poi venne venduto quasi in
sordina per non infastidire la sensibilità di Luciano. Oggi, di quel Barolo Le Vigne 2002 in
cantina ne rimangono ancora alcune bottiglie e tutte le volte che se ne stappa una per
degustarla i commenti sono positivi, in certi casi addirittura meravigliati. Questo è stato il
caso del 5 settembre 2023 quando - in occasione di una degustazione tecnica di annate storiche
in azienda - il Barolo Le Vigne 2002 è stato così descritto: “Colore incredibilmente intenso e
giovanile per un’annata considerata di secondo piano. Al naso è ricco, deciso e coinvolgente. Al
sapore è pieno, intenso e persistente. Giudizio complessivo: un vino intensamente ricco e di
bella piacevolezza, per certi versi ancora in evoluzione positiva”.
Che la data del 31 ottobre 2002 potesse diventare importante per il vino piemontese era parso possibile a molti osservatori: in quella data c’era stato il riconoscimento della Denominazione di origine controllata “Alta Langa” per gli spumanti Metodo Classico da uve Pinot nero e/o Chardonnay prodotte sulle colline di molti paesi situati in Piemonte alla destra del fiume Tanaro. Se ne parlava fin dal 5 marzo 1990 quando era stato avviato il “Progetto Spumante Metodo Classico in Piemonte”, varato da sette Case Storiche (Cinzano, Contratto, Fontanafredda, Gancia, Martini & Rossi, Riccadonna e Vini Banfi) con il supporto della Regione Piemonte per dimostrare che anche le colline piemontesi erano vocate a tale produzione. Quello del 31 ottobre 2002 fu un riconoscimento importante, che confermò anni di sperimentazione tecnica, organizzativa e produttiva. La realtà vitivinicola piemontese delle province di Cuneo, Asti e Alessandria si era trovata con un nuovo vino a denominazione di origine e questo confermava la grande attitudine al vino di qualità di queste terre di collina. Il 2002 fu la prima annata di produzione dell’Alta Langa Docg Metodo Classico.
L’annata 2000 proseguì con regolarità e, alla fine dei lavori in vigneto, una vendemmia “con i fiocchi” portò in cantina uve preziose e capaci di generare vini di grande soddisfazione.
Il passaggio dal 2002 al 2003 portò un cambio radicale di situazione climatica. In effetti, molti ricercatori parlavano di “cambiamento climatico” già dal decennio precedente, ma la maggioranza dei produttori se ne accorse solo quell’anno.
Nel 2004, con la presenza in azienda di maggiori spazi, inclusi anche alcuni magazzini climatizzati e, pertanto, idonei alla conservazione di bottiglie di grandi annate destinate a essere consumate negli anni successivi
Intanto, nell’ultima parte del 2004 si concludeva il percorso di organizzazione settoriale e di qualificazione del mondo vitivinicolo del Roero.
Con gli anni che passavano anche il mondo del vino piemontese continuava a organizzarsi.
Tra il 2011 e il 2014, l’Azienda Agricola Luciano Sandrone affrontò un altro importante progetto di ampliamento della struttura di cantina con la realizzazione dell’ala rivolta a sud del fabbricato aziendale
Nel 2017, il Barolo 2013 completava il suo periodo obbligatorio di maturazione e affinamento.
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e la famiglia che ne custodisce l’eredità.