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in una storia che intreccia un uomo, la sua terra
e la famiglia che ne custodisce l’eredità.
Nel 2004, con la presenza in azienda di maggiori spazi, inclusi anche alcuni magazzini
climatizzati e, pertanto, idonei alla conservazione di bottiglie di grandi annate destinate a
essere consumate negli anni successivi, trovò finalmente la sua realizzazione un nuovo progetto,
che era in elaborazione da qualche anno, il “SIBI ET PAUCIS”.
C’era una ragione di tipo generale che ispirò questa iniziativa in Casa Sandrone e stava nella
constatazione che, per loro natura, i vini piemontesi sanno resistere al tempo e, grazie a
questa loro speciale caratteristica, hanno poco per volta acquisito un ruolo di privilegio sui
mercati di tutto il mondo.
“Anche noi, – sottolinea Luciano – nella produzione in vigna e cantina, interpretiamo da sempre
i nostri vini dedicando una particolare attenzione a questa loro naturale attitudine. Io l’avevo
imparato già quando lavoravo da Giacomo Borgogno, dove si faceva attenzione a dare al Nebbiolo
il tempo adeguato a trovare la giusta armonia. E così, quando ho potuto disporre della mia
cantina dove interpretare i vini da Nebbiolo secondo le mie convinzioni, ho poco per volta
rafforzato questa esperienza. Avendo avuto dai nostri vini la conferma della loro capacità di
resistere al tempo, ho deciso di dedicare ancora più attenzione a questo carattere intrinseco
della nostra produzione”.
“SIBI ET PAUCIS” (dal latino letteralmente “Per noi e per pochi”) è il titolo attribuito a
questo nostro progetto. – ci ricorda Barbara Sandrone – A suggerirci questo titolo fu Marisa
Stratta, titolare della sua agenzia di comunicazione. Lo aveva tratto dagli scritti di Plinio il
Giovane. In che cosa consista questa iniziativa è facile a dirsi, un po’ meno a realizzarsi.
Tutto dipende dalla qualità e dalla longevità dei vini. In sostanza, per ogni annata
accantoniamo il 10-15% della produzione dei vini ottenuti dal vitigno Nebbiolo, ovvero i Barolo
(Aleste - Cannubi Boschis, Le Vigne e Vite Talin) e il Nebbiolo d’Alba Valmaggiore. Va detto che
non si tratta di una selezione speciale vino per vino, bensì solamente dell’accantonamento di
una piccola parte della produzione di ogni annata che verrà custodita nelle nostre cantine, dove
trova le condizioni ottimali per riposare, affinare e ulteriormente perfezionarsi. Ognuna di
queste partite ha il privilegio di crescere con noi nella comune casa di origine”.
Ma il progetto non finisce al momento dell’accantonamento. Con il passare del tempo, in ogni
vino l’armonia diventa sovrana. A questo punto, le bottiglie tornano a frequentare i mercati del
mondo, impreziosite da uno speciale sigillo che ne garantisce originalità ed eleganza:
“Facciamo tutto questo solo per noi e per pochi privilegiati intenditori, – Luciano ci conferma con orgoglio – e lo facciamo affinché la gratificazione non abbia limiti e neppure paragoni”.
L’annata 2000 proseguì con regolarità e, alla fine dei lavori in vigneto, una vendemmia “con i fiocchi” portò in cantina uve preziose e capaci di generare vini di grande soddisfazione.
L’annata 2000 proseguì con regolarità e, alla fine dei lavori in vigneto, una vendemmia “con i fiocchi” portò in cantina uve preziose e capaci di generare vini di grande soddisfazione.
Il passaggio dal 2002 al 2003 portò un cambio radicale di situazione climatica. In effetti, molti ricercatori parlavano di “cambiamento climatico” già dal decennio precedente, ma la maggioranza dei produttori se ne accorse solo quell’anno.
Intanto, nell’ultima parte del 2004 si concludeva il percorso di organizzazione settoriale e di qualificazione del mondo vitivinicolo del Roero.
Con gli anni che passavano anche il mondo del vino piemontese continuava a organizzarsi.
Tra il 2011 e il 2014, l’Azienda Agricola Luciano Sandrone affrontò un altro importante progetto di ampliamento della struttura di cantina con la realizzazione dell’ala rivolta a sud del fabbricato aziendale
Nel 2017, il Barolo 2013 completava il suo periodo obbligatorio di maturazione e affinamento.
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