Capitolo 6

La Maturità

Gli anni Novanta, il fascino di Valmaggiore e la nuova cantina

Nella storia di ogni vino ci sono state delle annate che potremmo definire “storiche” se non addirittura “strategiche”. Sono le vendemmie nelle quali le condizioni metereologiche e una serie di altri fattori ambientali hanno accompagnato con tale efficacia il ciclo vegetativo e produttivo della vite che ne sono scaturiti un’uva e un vino dai caratteri superlativi: annate e vini, in questi casi, vengono ricordati nel tempo come memorabili. Questo “miracolo della natura” è particolarmente evidente alle latitudini del Piemonte, dove le colline vitate sono ogni anno influenzate da un clima che possiamo definire “freddo-temperato”, l’unica situazione climatica capace di dare origine ai “vini fruttati”. Viene spontaneo chiedersi come sia il clima “freddo-temperato” e da che cosa siano caratterizzati i “vini fruttati”.
Non ci vuole molto a raccontarlo. Il clima “freddo-temperato” – detto anche “continentale” – è quello che ogni anno è formato da un cocktail variegato di elementi atmosferici e dove mai il sole e il caldo prevalgono sul resto delle manifestazioni meteorologiche. E questo anche se ultimamente il cosiddetto “cambiamento climatico” ha un po’ mescolato le carte, mettendo parzialmente in discussione le certezze di un tempo. Le colline piemontesi (non solo quelle di Langa e Roero) sono al centro di una fascia territoriale che percorre l’Europa da ovest (Portogallo) fino all’estremo est (Ungheria, Romania, Ucraina, ecc.). Le condizioni climatiche particolarmente favorevoli alla vite sono generate all’interno di tale fascia (in particolare per quanto concerne il Piemonte) dalla presenza di catene montuose (l’Appennino Ligure e le Alpi Marittime) che con i loro baluardi naturali proteggono queste colline dall’influenza del clima mediterraneo, dove il sole e il caldo sono denominatori comuni prevalenti. In questa fascia di territorio dal clima “continentale” si producono i “vini fruttati”, che posseggono due caratteri di immenso valore:

  1. Prima di tutto, sono vini capaci di resistere al tempo. Man mano che gli anni passano questi vini continuano a rivelare un forte legame con i caratteri dell’origine e tendono a resistere alle insidie del tempo e quindi a manifestare una forte propensione alla longevità.
  2. Ma c’è un secondo carattere, di altrettanto valore, ed è l’annata, cioè la personalizzazione annuale dell’uva e del vino. In ogni “millesimo”, su queste colline si producono vini che individualmente divengono irripetibili. L’annata, quindi, si traduce in un elemento di eccezionale pregevolezza, che trasforma ogni vino in un’entità che non si ripeterà mai; in pratica, qui ogni vino in ogni annata è una naturale opera d’arte.

Nel mondo del Barolo le annate memorabili non sono molte, tre o quattro ogni dieci anni, con un infoltimento negli ultimi periodi rispetto a un passato meno generoso. Partendo dagli anni Quaranta del Novecento potremmo indicare come “storiche” le seguenti annate: 1947, 1957, 1958, 1961, 1964, 1970, 1971, 1978, 1982, 1985, 1989, 1990, 1996, 1997, 1999, 2000, 2001, 2004, 2008, 2009, 2013, 2016, 2019 e 2021.

Luciano Sandrone, dal canto suo, ha rivelato sempre una particolare predilezione per l’annata 1990. Le ragioni sono sintetizzate dalle sue parole:
“Ho sempre amato in modo particolare l’annata 1990 del Barolo. Non è stato il millesimo del mio esordio come produttore di vino, ma certamente è stata l’annata che per prima ha consacrato la grande qualità dei nostri vini. Me la ricordo bene l’alternanza climatica di quell’anno: poche le nevicate durante i mesi invernali, un andamento instabile durante la primavera e, poi, un deciso orientamento al caldo nell’estate, con alcuni utilissimi temporali a rinfrescare e portare un po’ di riserva idrica a favore delle piante. La maturazione delle uve, quindi, si è sviluppata in maniera perfetta e uniforme, con un livello elevato di struttura zuccherina e poi alcolica. In particolare, le uve Nebbiolo da Barolo sono maturate in condizioni atmosferiche stabili, con forti escursioni termiche tra il giorno e la notte e hanno regalato vini di grande ampiezza: colori intensi e tenaci, profumi ampi e completi, sapori pieni e corposi”.
“Ricordo, poi, – Luciano prosegue con rinnovato entusiasmo – che quando il Barolo 1990 aveva concluso il suo tempo di maturazione e affinamento, praticamente nel 1994, Marc De Grazia accompagnò in Langa Robert Parker, il curatore di una pubblicazione sui vini molto importante e assai seguita sui mercati anglosassoni, “The Wine Advocate”. Nel suo girovagare tra le cantine di Langa, Parker fu anche nostro ospite e degustò il nostro Barolo Cannubi Boschis 1990, oltre a quello di tanti altri produttori. Il risultato concreto fu una pioggia di voti altissimi che Parker attribuì a questi vini: addirittura ricordo con orgoglio che al nostro Barolo Cannubi Boschis assegnò un punteggio molto elevato”
.
Questo exploit scatenò un enorme interesse da parte di moltissimi acquirenti – sia privati che professionali – soprattutto negli Stati Uniti d’America. Il risultato fu un’impennata vertiginosa delle vendite e, di conseguenza, dei prezzi. L’effetto sull’immagine e sull’identità del Barolo nella sua globalità, oltre che sulla produzione della singola azienda, fu così rilevante che anche le successive annate (tra il 1991 e il 1994) – assai meno grandiose per ampiezza di profumi, struttura sapida e longevità – ne trassero grande giovamento. A Casa Sandrone gli effetti positivi si videro sia sul Barolo di singola vigna (Cannubi Boschis) che su quello di assemblaggio (Le Vigne).

Etichette vecchie e nuove del Barolo Sandrone
Il Barolo annata 1990 premiato da Robert Parker
Brindisi dopo una degustazione con amici e giornalisti
Luciano con James Suckling (il primo a sinistra) e altri amici
La collina di Valmaggiore
Il paese di Vezza d’Alba visto da Valmaggiore
Alcuni atti di acquisto dei vigneti a Valmaggiore
Il Santuario di Madonna dei Boschi con il Monviso sullo sfondo
La costruzione della nuova cantina Sandrone
Altri lavori nella nuova cantina
La nuova cantina Sandrone completata
Un particolare della nuova cantina Sandrone
6.1
Arcigola diventa Slow Food - La Maturità

Arcigola diventa Slow Food

Tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio dei Novanta, nel mondo del vino si affermò una nuova realtà associativa destinata a influenzare il successivo sviluppo del mondo enogastronomico

6.2
Il fascino infinito di Valmaggiore - La Maturità

Il fascino infinito
di Valmaggiore

La storia di Valmaggiore, la collina fatta ad anfiteatro che occupa una delle aree più a sud-ovest del paese di Vezza d’Alba, nel Roero

6.3
La nuova cantina a Barolo - La Maturità

La nuova cantina
a Barolo

La graduale crescita delle vigne coltivate a Nebbiolo e con gli altri due vitigni autoctoni di maggior diffusione (Dolcetto e Barbera) stava generando anche un incremento del vino e delle bottiglie prodotte.

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in una storia che intreccia un uomo, la sua terra
e la famiglia che ne custodisce l’eredità.

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