14.4 Luciano un modo di essere autorevole

L’autorevolezza era la cifra del suo percorso professionale. In alcuni casi dava l’impressione di essere autoritario tanto era sicuro di sé e delle sue decisioni. Raramente era disposto a mettere in discussione la sua idea e nel lavoro aveva un ruolo centrale e anche qualcosa di più. Perciò, chi gli stava vicino doveva saper cogliere il momento nel quale si capiva che era aperto al confronto. Con Luciano bisognava avere un comportamento malleabile e lavorare psicologicamente per capire quando era il momento di parlare e di ragionare. Raramente ti dava ragione al primo impatto, ma raccoglieva lo stimolo, lo metabolizzava e poi magari era lui a riprendere il ragionamento. Avere un’indole pacata mi è stato di grande aiuto nel trovare con lui un rapporto equilibrato”.

Esempi concreti di questa sua indole propensa ad avere l’ultima parola?

“Gli esempi più chiari erano le degustazioni destinate a creare gli assemblaggi dei vini: il confronto con me e con Mario Ronco, l’enologo consulente, era sempre aperto, anche prolungato, ma alla fine l’ultima parola era la sua. Altro caso emblematico è stato quello dell’annata 2013: avevamo fatto gli assaggi e creato gli assemblaggi dei vari vini. Un mattino, passa da me in laboratorio e gli chiedo se potevo procedere con gli ordini dei tappi. Senza aver approfondito la situazione, mi dice di getto che da quell’annata il Barolo Cannubi Boschis non avrebbe più avuto quella menzione, ma si sarebbe chiamato Aleste dalle iniziali dei nomi dei suoi due nipoti, Alessia e Stefano. E lo ha dato come deciso, senza alcuna possibilità di ripensamento”.

Com’era nei rapporti con i collaboratori?

Esigente, ma disponibile e attento alle necessità degli altri. Sembrava che il suo desiderio massimo fosse quello di salvare le persone in difficoltà. Lo ha fatto con tanti, ma poi pretendeva, anche senza troppe parole. A volte ha preso anche degli abbagli, come capita in tali circostanze, ma non ha mai cambiato atteggiamento. E così ha creato un entourage di collaboratori fedeli, disponibili e che vedevano in lui il personaggio autorevole, che dettava le regole che andavano rispettate”.

Mi viene da chiederti com’era nei rapporti con i fornitori…

“Negli acquisti e nella selezione delle forniture, eravamo sempre insieme e giocavamo a essere soci. Lui era il buono della situazione e a me spettava il ruolo di duro, di rigoroso. Ci completavamo a vicenda. Ma aveva le sue strategie: nei rapporti con i fornitori come banche e assicurazioni preferiva incontrarli in azienda. Invece, quando voleva acquistare o affittare una vigna, allora andava a casa di chi vendeva perché in questo modo era lui che decideva quando alzarsi per lasciare la trattativa. E devo dire che la sua strategia ha sempre dato ottimi risultati. Così, abbiamo fatto insieme tutte le principali acquisizioni e per me è stata un’esperienza molto formativa”.

14.1
Dopo le scuole elementari e medie, l’Enologica - i ricordi di Luca

Dopo le scuole elementari e medie, l’Enologica

Dopo la scuola primaria sono andato all’Enologica, ad Alba.

14.2
Dopo il diploma di enologo - i ricordi di Luca

Dopo il diploma di enologo

Nel 1987, quando mi sono diplomato, l’azienda non era in grado di assicurarmi un posto di lavoro: Luciano era ancora in Marchesi di Barolo.

14.3
L’inizio degli anni Novanta, un periodo di sviluppo strategico - i ricordi di Luca

L’inizio degli anni Novanta, un periodo di sviluppo strategico

In effetti è stato così: non c’erano ancora troppi produttori, ma rispetto ai decenni precedenti erano già aumentati

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