Scarica il libro in PDF e lasciati guidare
in una storia che intreccia un uomo, la sua terra
e la famiglia che ne custodisce l’eredità.
“Dopo la scuola primaria sono andato all’Enologica, ad Alba. La cosa curiosa è che sul diploma di terza media, i miei docenti avevano messo una postilla, nella quale mi consigliavano per gli studi successivi di frequentare una scuola a orientamento tecnico e scientifico. Avevo due alternative: il Liceo Scientifico o la Scuola Enologica e l’influenza di Luciano mi ha orientato verso la seconda soluzione. I docenti delle medie avevano visto bene. In effetti quella era la mia propensione: nelle materie tecnico-scientifiche non avevo problemi, in quelle umanistiche facevo più fatica”.
Come sono stati gli anni all’Enologica anche in vista di collaborare con l’azienda di Luciano che poco per volta si sviluppava?
“Ho iniziato l’Enologica – precisa Luca – a settembre del 1981 e mi sono diplomato a inizio estate del 1987. Ma la scuola non era avulsa dalla realtà produttiva: mentre frequentavo facevo anche una sorta di stage continuativo nell’azienda di Luciano. E questo mi ha consentito di unire la teoria alla pratica. Grazie al lavoro che facevo in azienda e soprattutto grazie ai contatti e alle frequentazioni che si generavano vedevo un lato del lavoro che non era consueto. Così, quando sono arrivato negli ultimi due anni di tale scuola avevo basi molto profonde sia nella parte teorica che nella praticità del lavoro. Così, spesso ero io che mettevo in difficoltà i professori, come quando la cantina dell’Enologica si è dotata di un rotovinificatore Vaslin e io avevo avuto modo di vederlo in azione già l’anno prima alla Marchesi di Barolo e perciò ne conoscevo pregi e difetti”.
E com’era Luciano sul lavoro, nelle scelte tecniche, nell’approccio alla tecnologia?
“Anche da questo punto di vista Luciano era una persona straordinaria: aveva una pazzesca sete di conoscenza. Non gli bastava sapere come si doveva fare un lavoro, voleva anche capire perché si doveva fare in quel modo. Così riusciva a superare una preparazione scolastica limitata. Ecco perciò dov’è stata anche la mia utilità. Frequentando la Scuola Enologica ho finito per colmare anche questo divario di preparazione di Luciano e lui ne andava molto orgoglioso”.
Da quanto ne so, collaboravi anche con tuo fratello Bruno. È vero?
“In effetti è così. Eravamo talmente uniti che collaboravo anche con lui nel quotare i disegni tecnici con il normografo. All’Enologica seguivamo un corso di disegno tecnico e anche in quel campo non avevo problemi, perché avevo l’istruttore in casa”.
Nel 1987, quando mi sono diplomato, l’azienda non era in grado di assicurarmi un posto di lavoro: Luciano era ancora in Marchesi di Barolo.
In effetti è stato così: non c’erano ancora troppi produttori, ma rispetto ai decenni precedenti erano già aumentati
L’autorevolezza era la cifra del suo percorso professionale. In alcuni casi dava l’impressione di essere autoritario tanto era sicuro di sé e delle sue decisioni.
Scarica il libro in PDF e lasciati guidare
in una storia che intreccia un uomo, la sua terra
e la famiglia che ne custodisce l’eredità.