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in una storia che intreccia un uomo, la sua terra
e la famiglia che ne custodisce l’eredità.
“Nel 1987, quando mi sono diplomato, l’azienda non era in grado di assicurarmi un posto di lavoro: Luciano era ancora in Marchesi di Barolo. Solo Mariuccia lavorava in azienda a tempo pieno. Così, d’accordo con Luciano, decisi di fare un’esperienza in un’azienda del Roero, a Canale, da Carlo Deltetto. Ma, quando avevo del tempo libero, tornavo da Luciano. In quel periodo ci siamo confrontati in modo assiduo: comparavamo ciò che facevamo in azienda a Barolo e ciò che capitava da Deltetto, dove l’innovazione era di casa. E questo mi ha permesso di allargare i miei orizzonti tecnici e verificare nuovi metodi di lavoro. La stessa decisione di Luciano di affiancare ai suoi Barolo anche il Nebbiolo d’Alba con origine a Valmaggiore è stata favorita dal mio lavoro nel Roero: avevo avuto modo di conoscere alcuni tra i migliori viticoltori di Valmaggiore e questo ci è stato utile nel momento in cui abbiamo deciso di passare dai progetti all’azione”.
Quando e come è avvenuto il tuo ingresso nell’azienda Sandrone?
“In Casa Deltetto ho ancora seguito gli imbottigliamenti dell’estate 1992 e in vista della vendemmia di quell’anno ho fatto ritorno a Barolo. Quella vendemmia, di fatto difficile e contradditoria, è stata anche la prima vinificazione orientativa delle uve Nebbiolo con origine a Valmaggiore di Vezza d’Alba. Una vinificazione che quell’anno non ha dato origine a bottiglie di Nebbiolo d’Alba, ma che è stata essenziale come test di valutazione globale. Insomma, un test da confermare. Era quello il periodo nel quale Luciano aveva definitivamente lasciato la Marchesi di Barolo e cominciava a concentrare l’attenzione e il lavoro sulla sua azienda, intravvedendo già allora un futuro molto promettente”.
Come hai valutato questo passaggio nel tuo percorso professionale?
“Più che di un ritorno, il mio è stato un vero e proprio ingresso nell’azienda di Luciano. Lui era consapevole di avere bisogno di un aiuto concreto. Se poi l’aiuto veniva anche da una persona fidata allora quella situazione era ancora più desiderata. D’altronde era tanto tempo che Luciano e io lavoravamo insieme e perciò il mio arrivo in azienda non era altro che la degna conclusione di un processo di lavoro fatto a tappe e consolidato ogni giorno di più. Oltretutto, il mio inserimento in azienda coincise con un periodo di grande dinamicità, con la superficie produttiva che man mano cresceva e il mercato che grazie al ritorno di Barbara diventava sempre più ampio”.
Dopo la scuola primaria sono andato all’Enologica, ad Alba.
In effetti è stato così: non c’erano ancora troppi produttori, ma rispetto ai decenni precedenti erano già aumentati
L’autorevolezza era la cifra del suo percorso professionale. In alcuni casi dava l’impressione di essere autoritario tanto era sicuro di sé e delle sue decisioni.
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