6.1 Arcigola diventa Slow Food

Tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio dei Novanta, nel mondo del vino si affermò una nuova realtà associativa destinata a influenzare il successivo sviluppo del mondo enogastronomico: ne scaturì un vero e proprio movimento di opinione che poco per volta influenzò l’evoluzione della realtà vitivinicola e poi di quella gastronomica dapprima come “Arcigola” e successivamente come “Slow Food”.
Grazie al suo lavoro e alla sua influenza, il movimento di pensiero che ne scaturì, qualificò via via l’identità del vino piemontese e, poco alla volta, anche quella di tutto il vino italiano.
Ne conseguì un enorme contributo allo sviluppo grazie alle iniziative messe in atto: dapprima le Conventions dedicate ai vini piemontesi, poi la realizzazione delle Guide vitivinicole e non solo, a cominciare da quella intitolata “Vini d’Italia”, a lungo realizzata insieme all’editrice Gambero Rosso. Ma non vanno trascurate anche le altre operazioni editoriali come la “Guida al Vino Quotidiano” e quella dedicata alle “Osterie d’Italia”.
Per tanto tempo “Vini d’Italia” è stata “la Guida” per eccellenza. Molti consumatori, sia intermedi che finali, l’hanno considerata e utilizzata come una vera e propria “bibbia” di orientamento e di consultazione in vista delle loro scelte tra i vini di qualità e di origine.
“Ma credo che l’operazione più interessante condotta dallo Slow Food – sottolinea Luciano – (alla quale la nostra azienda aderisce da sempre) sia stata la realizzazione dell’Agenzia di Pollenzo, con il recupero e la ristrutturazione di un patrimonio strutturale e storico di grande pregio e con la successiva fondazione della Banca del Vino e dell’Università degli Studi Enogastronomici. Tornando alla Guida “Vini d’Italia”, va sottolineata la differente influenza che ha esercitato sui consumatori: quelli italiani si concentravano soprattutto sulle degustazioni e sui punteggi. Di rado acquistavano. Quelli esteri, invece, degustavano, selezionavano e poi comperavano anche partite significative”.
Anche nei rapporti con lo Slow Food e le varie iniziative promozionali messe in campo nel corso del tempo Luciano ha tenuto un atteggiamento che potremmo definire “selettivo”. Collaborazione sì e in tanti frangenti, purché le singole proposte fossero coerenti con l’impostazione e la strategia aziendali, senza mai “comprare a scatola chiusa”. Anche con lo Slow Food, quindi, il rapporto fu molto franco, privilegiando le iniziative che l’azienda poteva gestire e valorizzare adeguatamente.
“Sapevamo – precisa Luciano con la sua naturale schiettezza – di non avere nell’ambito aziendale la forza e il supporto operativo per seguire in maniera adeguata tutte le iniziative che ci venivano proposte e così ci siamo dedicati solo agli eventi che ritenevamo più coerenti con le nostre potenzialità. Ragionando a bocce ferme, credo che abbiamo fatto la scelta più corretta: non valeva la pena, anzi rischiava di essere dispendioso – e non solo dal punto di vista economico – dedicare la nostra attenzione a un numero esagerato di eventi”.
Grazie al lavoro iniziato proprio in quegli anni, Luciano incontrò e familiarizzò con tanti produttori, sia in Piemonte che nel resto d’Italia. Con alcuni di loro nacque anche un bel rapporto di amicizia. Uomini grandi che hanno fatto grandi vini come Giacomo Bologna, Mario Schioppetto e Mattia Vezzola di Bellavista per ricordarne qualcuno.
Anche nel mondo della stampa Luciano strinse tanti rapporti di stima e condivisione. Tra tutti, vanno citati Jens Priewe, Johann Willsberger, fotografo, artista e, soprattutto, innamorato delle Langhe, Burton Anderson, James Suckling, Antonio Galloni, Daniele Cernilli, Enzo Vizzari, Gianni Fabrizio, Cesare Pillon, Luca Maroni, Gino Veronelli e Daniel Thomases.

6.2
Il fascino infinito di Valmaggiore - La Maturità

Il fascino infinito
di Valmaggiore

La storia di Valmaggiore, la collina fatta ad anfiteatro che occupa una delle aree più a sud-ovest del paese di Vezza d’Alba, nel Roero

6.3
La nuova cantina a Barolo - La Maturità

La nuova cantina
a Barolo

La graduale crescita delle vigne coltivate a Nebbiolo e con gli altri due vitigni autoctoni di maggior diffusione (Dolcetto e Barbera) stava generando anche un incremento del vino e delle bottiglie prodotte.

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