Scarica il libro in PDF e lasciati guidare
in una storia che intreccia un uomo, la sua terra
e la famiglia che ne custodisce l’eredità.
Analizzando la produzione, anche attuale, di Casa Sandrone, molti si chiedono come mai siano
così pochi i vini prodotti e come mai tra loro non ci sia neanche un vino bianco.
“La risposta è semplice: Luciano voleva produrre i vini che piacevano a
lui. Non ha mai
fatto i vini per far piacere agli altri. Non ha mai creduto nell’esasperazione della
barrique. Ha sempre privilegiato i tonneaux da 500 litri non tostati perché più
vicini alla
tradizione e allo stile di Langa. E, poi, è stato il primo ad accantonare una
parte della
sua produzione annuale dei vini a base Nebbiolo per affinarli di più e porli sul mercato
dopo più tempo. Creando il marchio “SIBI ET PAUCIS” accettò l’idea di
rinunciare a una quota
di fatturato immediato per progettare una distribuzione più graduale e legata al tempo che
passa e attribuisce maggiore completezza. Luciano non solo ha cercato di produrre vini che
sanno resistere al tempo, ma ha voluto dimostrare che i suoi vini – frutto
della realtà
produttiva di Langa – hanno una grande longevità. E lo ha fatto sempre nel suo stile
riservato, senza vantarsene, senza fare baccano. Ha sempre preferito l’azione ai proclami”.
Immagino che siano tanti gli aspetti di tuo papà che ti manchino adesso…
“Di Luciano, mio papà e imprenditore mi manca tutto. Addirittura mi mancano i suoi silenzi accanto alle sue parole misurate. Non è mai stato un fiume di parole. Preferiva la concretezza. Così è stato anche quando è sopraggiunta la sua malattia che ha affrontato con lucidità, dignità e pacatezza”.
A suo modo sapeva farsi perdonare e regalarci momenti di calore e umanità. Ho tanti ricordi a questo riguardo. In particolare, torno volentieri al 1978: avevo avuto un brutto incidente.
Per Luciano è stata una grande soddisfazione, ma nel frattempo ci sono stati ancora altri passaggi.
Per Luciano è stata una grande soddisfazione, ma nel frattempo ci sono stati ancora altri passaggi.
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e la famiglia che ne custodisce l’eredità.