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in una storia che intreccia un uomo, la sua terra
e la famiglia che ne custodisce l’eredità.
Nel frattempo, con l’incremento dell’attività produttiva, l’azienda ha dovuto
evolvere le
proprie strategie commerciali: in Italia si è verificato il passaggio dagli agenti
a una
distribuzione nazionale; all’estero, si è avuto il cambio da un unico
operatore (Marc de Grazia
Selection) a più distributori sui singoli stati.
“Tra la fine degli anni Novanta e i primi Duemila sono nati i miei due figli, Alessia e
Stefano, e così ho dovuto rallentare i miei viaggi di lavoro nei paesi esteri. Perciò
Luciano tornò a dedicare un po’ di tempo al mercato. D’altronde a lui piaceva viaggiare,
visitare nuove città e conoscere i nostri venditori e clienti. A suo modo
Luciano era
curioso e da buon imprenditore voleva sapere dove e come venivano venduti i suoi vini. E poi
l’arrivo in azienda negli anni Novanta di una collaborazione come quella di Franco
Vincitori
da un lato implicava un salto di qualità globale e, dall’altro, era uno
stimolo importante
anche per Luciano nel suo ritorno operativo commerciale”.
A fine anni Novanta, l’apertura della nuova cantina ha implicato altre interferenze operative anche nella gestione amministrativa.
“Senza dubbio. L’azienda andava organizzata completamente anche dal punto di vista
contabile
e amministrativo. Si stava concretizzando il passaggio dalla fase dei
cosiddetti vins de
garage alla produzione di una cantina realizzata con un investimento importante. È stata una
fase che potremmo definire tumultuosa, ma anche molto affascinante.
Bisognava costruire
tutto dalle basi e tutto appariva nuovo. Interferivano in modo sempre più deciso sia la
gestione computerizzata che il mondo di internet”
Si veniva da una vita dai ritmi lenti, abituali, le comunicazioni erano postali, i documenti
commerciali (comprese le assegnazioni per le partite più selezionate) venivano fatti con la
macchina da scrivere. Poco per volta è arrivato il “mostro” della computerizzazione a
velocizzare i ritmi, ad accelerare le attività. La computerizzazione si è
presentata come un
aiuto, invece – vedendola con gli occhi di oggi – si è tradotta in una complicazione, in
esasperazione dei ritmi come se tutto dovesse avvenire in tempo reale.
“Amministrazione e mercato erano le mie
attività. D’altronde erano due fasi operative
concatenate tra loro. Intanto il lavoro aumentava così come la notorietà del Barolo e poi
l’attenzione mediatica, il susseguirsi dei punteggi delle guide enologiche, l’attenzione
della stampa e di conseguenza anche del mercato. Anche nella distribuzione c’è stato
il
cambio di passo, con una domanda sempre più ampia, un mercato sempre più
universale. Anche
la comunicazione aziendale ha cambiato ritmo e stile, con il graduale ridimensionamento
degli strumenti cartacei e il potenziamento sistematico dei mezzi telematici con il sito
internet aziendale in testa a tutto. Luciano, con il suo retroterra agricolo e
pragmatico,
era sbalordito da questa rivoluzione comunicativa: lui voleva continuare a
privilegiare la
concretezza, mentre la realtà andava sempre di più verso la virtualità. In
questa fase
operativa si rivelò importante il ruolo di Franco Vincitori, che riuscì a
trasmettere a
Luciano la consapevolezza che la qualità è una dimensione globale che va dalla vigna
alla
cantina, dal mercato alla promozione e all’immagine. Io e la mia famiglia ne
siamo
pienamente convinti e ne abbiamo fatto la nostra filosofia”.
A suo modo sapeva farsi perdonare e regalarci momenti di calore e umanità. Ho tanti ricordi a questo riguardo. In particolare, torno volentieri al 1978: avevo avuto un brutto incidente.
Per Luciano è stata una grande soddisfazione, ma nel frattempo ci sono stati ancora altri passaggi.
Analizzando la produzione, anche attuale, di Casa Sandrone, molti si chiedono come mai siano così pochi i vini prodotti e come mai tra loro non ci sia neanche un vino bianco.
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