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in una storia che intreccia un uomo, la sua terra
e la famiglia che ne custodisce l’eredità.
In casa, Luciano era “allergico e intollerante” alle faccende domestiche. Amava l’accoglienza,
il calore della tavola, gli piaceva celebrare le ricorrenze, stare con le persone care, tutti
insieme. Ma quando si sedeva a tavola, non voleva più essere disturbato e nemmeno alzarsi. Lo
infastidiva anche solo l’idea di doversi rialzare per prendere qualcosa. E quanto si arrabbiava!
Addirittura chiamava i Santi dal cielo e si giustificava con la sua classica frase: “O r’è per
motivé Nossgnor a fé mej (Lo faccio per motivare Nostro Signore a fare meglio). Come dire, lo
faccio per motivare chi fa i lavori a farli sempre al meglio…
“Nel poco tempo libero, – precisa Mariuccia – era un abitudinario e sapeva ritagliarsi i momenti
di svago. Ultimamente, alla domenica, per esempio, di prima mattina raggiungeva al bar il suo
amico Roberto Vezza, l’enologo dei tempi di lavoro alla Marchesi di Barolo. Con lui ha sempre
mantenuto un legame molto forte. Si ritrovavano con assiduità, se la contavano per un’oretta e,
poi, prima di rientrare, Luciano si comprava la Settimana Enigmistica, il passatempo per il
pomeriggio, soprattutto nelle stagioni fredde. Alla domenica gli piaceva anche assistere alla
Messa in televisione. Era un grande estimatore di Papa Francesco, che ammirava per le parole e
per i messaggi che sapeva regalare a chi lo ascoltava”.
E c’era un’altra “intollerante allergia” di Luciano: guai a chiedergli di fare la spesa! Lo
infastidiva già solo il pensiero. Per giustificarsi diceva che non ne era capace.
Anche nel tempo libero era riservato, non amava la confusione. Non amava spettegolare. Anzi, le
chiacchiere gli davano molto fastidio. Se ne veniva coinvolto, ne usciva in fretta con una scusa
e cambiava discorso o ambiente.
Anche se la gestione dell’azienda gli prendeva molto tempo, sapeva ritagliarsi lo spazio per la
lettura. Leggeva le riviste di settore e vari quotidiani così da avere una visione completa
delle vicende del mondo, che poi integrava seguendo programmi e dibattiti televisivi.
Gli piaceva anche andare al cinema ad Alba o ancor di più a Bra. E lo faceva volentieri
soprattutto se poteva portarci i nipoti. “Ah i suoi nipoti! – ricorda Mariuccia – Erano la luce
dei suoi occhi. Con loro passava volentieri il tempo e non perdeva occasione per capirne i
sogni, leggerne i pensieri e intuirne i progetti e nello stesso tempo ce la metteva tutta per
stimolarli a fare bene e a continuare nella loro crescita. Con Stefano in particolare intavolava
lunghe discussioni. Parlavano di politica e di attualità e non smettevano mai”.
Nel vestire e nelle cose di casa Luciano era rimasto fedele all’impostazione di famiglia. Un
tempo si diceva “Chi più spende, meno spende”, riferendosi all’acquisto di vestiti, scarpe e
altri indumenti. L’invito era a preferire la qualità rispetto al costo. Nei limiti del
ragionevole, s’intende. Lui è rimasto così: non amava avere gli armadi pieni di roba. Acquistava
l’essenziale, ma ciò che comprava doveva piacergli ed essere davvero ben fatto.
Sapeva apprezzare le cose belle. E non solo nel vestiario. Anche le cose per la casa, i mobili,
gli arredi, le suppellettili, le lampade. Tutto doveva essere all’altezza delle aspettative.
Aveva una passione particolare per le scarpe. Per quelle magari poteva anche esagerare e
comprarne qualche paio in più del necessario.
“A suo modo – conclude Mariuccia – Luciano era un uomo completo, con il quale si stava bene. Era
gioviale al punto giusto e rispettoso di tutto e di tutti. Se qualcuno aveva bisogno di aiuto,
si faceva in quattro per aiutarlo, ma lo faceva con riservatezza. Sapeva apprezzare e farsi
apprezzare. Ed è rimasto così fino alla fine, fedele a quel suo modo di essere contadino che sa
apprezzare ciò che ha e non fa carte false per avere quello che sa di non potersi permettere. Ha
vissuto la sua vita con pienezza, con le sue certezze e senza rimpianti”.
Da giovane, Luciano era molto riservato, magari anche un po’ timido, e questo lo faceva apparire schivo. Era un atteggiamento che disorientava e dava la sensazione che fosse una persona difficile da coinvolgere.
La vite e la vigna avevano un posto di privilegio nel cuore di Luciano. E questo fin da quando era giovane.
La vite e la vigna avevano un posto di privilegio nel cuore di Luciano. E questo fin da quando era giovane.
Veniamo al tema “sport”. Non si può dire che Luciano avesse preferenze particolari. Non era tifoso di qualche squadra, ma – se proprio gli capitava - guardava volentieri in televisione una partita di calcio o meglio ancora le tappe del Giro d’Italia
La vita di Luciano è stata costellata da tanti momenti piacevoli, tante occasioni che lo hanno emozionato.
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