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in una storia che intreccia un uomo, la sua terra
e la famiglia che ne custodisce l’eredità.
Come abbiamo ricordato in precedenza, la conclusione del decennio Novanta del Novecento coincise
con tre annate vitivinicole di spettacolare valore e qualità: il 1988, il 1989 e il 1990. I vini
di queste tre vendemmie – il Barolo e il Barbaresco in particolare – furono determinanti per la
definitiva affermazione del territorio di Langa e Roero sui mercati nazionale e internazionale e
nell’immaginario collettivo dei consumatori di tutto il mondo, abituati da sempre a pensare che
il grande vino è quello che sa resistere al tempo.
Poco per volta Luciano e gli altri produttori del gruppo si resero conto che i tempi erano
maturi perché il Barolo e il Barbaresco facessero il definitivo salto di identità nel cuore e
nella mente dei consumatori del mondo che erano alla ricerca di prodotti di qualità e di origine
sicura.
Perciò, sull’onda del valore di quelle tre annate, cominciarono ad arrivare sulle colline di
Langa i consumatori esteri, prima di tutto quelli di lingua tedesca, i più vicini e anche i più
attenti e sensibili. E poi, poco per volta, tutti gli altri.
In fretta ci si rese conto che - rispetto a quelli italiani, non ancora pronti a capire la
grandezza di questi vini, magari curiosi e propensi a conoscere, ma non sempre disposti a
investire nel vino i soldi necessari - i consumatori stranieri venivano in cantina affamati di
conoscere, desiderosi di incontrarci e di apprendere come e dove nascessero Barolo e Barbaresco.
Passavano tanto tempo nelle varie cantine, si documentavano con attenzione, facevano tante
domande. In poche parole, volevano sapere, sapere, sapere. E, poi, se ne andavano soddisfatti
con le loro auto cariche di bottiglie. E questo anche perché nei loro paesi i vini avevano
prezzi molto più elevati di quanto non costassero presso il produttore.
Così, – ricorda Luciano non senza emozione – passammo tanti fine settimana in cantina, impegnati
a ricevere questi visitatori, ad assecondarne le richieste. Era un impegno, a volte anche
gravoso, ma ne valeva la pena. E, poi, poco per volta arrivarono i risultati, non solo
economici” .
Come ha scritto Roberto Spera, giornalista ed enogastronomo, amico di Luciano, nel suo libro del
2010 intitolato “Vini in Langa” , in quegli anni “il mondo della Langa cambiava” e “il mondo di
fuori veniva a vedere quello che stava cambiando” .
Grazie alla collaborazione reciproca, poco per volta si fecero strada e iniziarono a incontrare e conoscere molti ristoratori, operatori dell’accoglienza, gente che si dedicava alla mescita del vino in varie zone d’Italia e del mondo.
Non sappiamo se quegli incontri condotti presso la Confcoltivatori e la sinergia che poco per volta si consolidava tra questi piccoli produttori siano stati i precursori di ciò che nei decenni successivi sarebbe capitato nel mondo vitivinicolo di Langa e Roero.
Sarà stata la sua indole di “camminatore solitario”, sarà stato il suo desiderio di mettersi alla prova e confrontarsi ogni giorno con nuove sfide..
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e la famiglia che ne custodisce l’eredità.