1.2 Da La Morra a Barolo il passo è breve

Come abbiamo visto, le origini della famiglia erano a La Morra, ma il trasferimento a Barolo avvenne abbastanza presto, quando Luciano non aveva che pochi mesi. Anche per questo Luciano si è sempre sentito “barolese” a tutti gli effetti.
Le ragioni del trasferimento da La Morra a Barolo erano legate al mestiere di papà Ottavio. Facendo il falegname e avendo maturato una bella esperienza in varie botteghe artigiane, aveva molte proposte di lavoro. E, poi, era un bravo artigiano e così i vari laboratori se lo strappavano di mano.
Papà Ottavio ricordava spesso di aver avuto la fortuna di lavorare per alcuni anni in una grande falegnameria a Savigliano, una realtà artigiana di tradizione e ben organizzata, che produceva soprattutto mobili e complementi di arredo. E realizzava mobili anche piuttosto elaborati, con varie parti scolpite e finemente lavorate. Un’esperienza questa che gli sarebbe stata utile negli anni successivi. È vero che faceva il falegname, ma nel suo lavoro rivelava costantemente quel tocco di originalità e di approccio artistico che lo faceva apprezzare parecchio.
A Barolo cominciò a lavorare alla falegnameria Mozzone, ma ci rimase pochi anni. Scalpitava all’idea di iniziare un proprio percorso autonomo e così decise di mettersi in proprio, aprendo la sua bottega. Quelli tra la fine degli anni Quaranta e l’inizio dei Cinquanta erano tempi difficili: di lavoro ce n’era tanto, ma di soldi pochi. Ma lui dimostrò subito il suo spiccato spirito imprenditoriale.
“A Barolo, nella sua bottega, – rammenta Luciano – mio papà produceva soprattutto serramenti, ma il fatto che in paese ci fossero tante cantine che avevano bisogno del falegname nella manutenzione delle loro botti e delle loro attrezzature di cantina fece sì che si specializzasse anche in quel settore: risistemava le tine, in particolare gli sportelli di chiusura (i ghigét come si dicono in piemontese), toglieva i tartrati dalle superfici interne, realizzava piccoli e grandi contenitori per il vino come mastelli, secchi, bigonce (àr-bi) e altro ancora. E, poi, per questa sezione produttiva, andava spesso nella pianura tra Fossano, Savigliano e Cuneo a comprare il legno di gelso, particolarmente adatto per tali lavorazioni. E capitava che mi portasse con lui e così cominciai a girare la provincia di Cuneo. E la cosa mi piaceva molto”.

1.1
Gli anni a La Morra - In principio

Gli anni a La Morra

Ripensando a quei tempi, Luciano riallaccia il filo del suo racconto: “In un’epoca in cui le famiglie erano spesso numerose, la mia era piccola, semplice e alla buona.

1.3
Arriva il tempo della scuola - In principio

Arriva il tempo della scuola

Nel 1952, al compimento dei sei anni di età, Luciano cominciò il ciclo delle scuole elementari, frequentando i cinque anni di questo corso nel castello di Barolo.

1.4
Quel bel ragazzo di campagna - In principio

Quel bel ragazzo
di campagna

Per tutto il periodo della fanciullezza e dell’adolescenza, finanche la prima gioventù, Luciano parlava sempre poco.

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in una storia che intreccia un uomo, la sua terra
e la famiglia che ne custodisce l’eredità.

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